marți, 10 martie 2009

Primavera.Poezii in limba italiana despre primavara

La Primavera

(Primavara)

Roberto Piumini

Quando la terra
è giovane e fresca,
quando la testa
è piena di festa,
quando la terra
ride contenta,
quando di erba
profuma il vento,
quando di menta
profuma la sera,
è Primavera.


Alla Primavera

(Catre primavara)

Giacomo Leopardi

Perché i celesti danni
Ristori il sole, e perché l'aure inferme
Zefiro avvivi, onde fugata e sparta
Delle nubi la grave ombra s'avvalla;
Credano il petto inerme
Gli augelli al vento, e la diurna luce
Novo d'amor desio, nova speranza
Ne' penetrati boschi e fra le sciolte
Pruine induca alle commosse belve;
Forse alle stanche e nel dolor sepolte
Umane menti riede
La bella età, cui la sciagura e l'atra
Face del ver consunse
Innanzi tempo? Ottenebrati e spenti
Di febo i raggi al misero non sono
In sempiterno? Ed anco,
Primavera odorata, inspiri e tenti
Questo gelido cor, questo ch'amara
Nel fior degli anni suoi vecchiezza impara?

Vivi tu, vivi, o santa
Natura? vivi e il dissueto orecchio
Della materna voce il suono accoglie?
Già di candide ninfe i rivi albergo,
Placido albergo e specchio
Furo i liquidi fonti. Arcane danze
D'immortal piede i ruinosi gioghi
Scossero e l'ardue selve (oggi romito
Nido de' venti): e il pastorel ch'all'ombre
Meridiane incerte ed al fiorito
Margo adducea de' fiumi
Le sitibonde agnelle, arguto carme
Sonar d'agresti Pani
Udì lungo le ripe; e tremar l'onda
Vide, e stupì, che non palese al guardo
La faretrata Diva
Scendea ne' caldi flutti, e dall'immonda
Polve tergea della sanguigna caccia
Il niveo lato e le verginee braccia.

Vissero i fiori e l'erbe,
Vissero i boschi un dì. Conscie le molli
Aure, le nubi e la titania lampa
Fur dell'umana gente, allor che ignuda
Te per le piagge e i colli,
Ciprigna luce, alla deserta notte
Con gli occhi intenti il viator seguendo,
Te compagna alla via, te de' mortali
Pensosa immaginò. Che se gl'impuri
Cittadini consorzi e le fatali
Ire fuggendo e l'onte,
Gl'ispidi tronchi al petto altri nell'ime
Selve remoto accolse,
Viva fiamma agitar l'esangui vene,
Spirar le foglie, e palpitar segreta
Nel doloroso amplesso.


Io son la primavera

(Eu sunt primavara)

Renzo Pezzani

Lucciole belle, venite a me;
son principessa, son figlia di re;
ho trecce d'oro filato fino,
un usignuolo che canta sul pino,
una corona di nidi alle gronde,
una cascata di glicini bionde,
un rivo garrulo, limpido, fresco,
fiori di mandorlo, fiori di pesco.
Ho veste verde di vento cucita,
tutta di piccoli fiori fiorita,
occhi di stelle nel viso sereno.
dolce profumo di viole e di fieno,
e per il sonno di bimbi tranquilli
la ninna nanna felice dei grilli


Primavera

(Primavara)

Diego Valeri

Una distesa d'orti. In primo piano,
selvette d'insalata ricciolina,
viali d'aglio, qualche testolina
di fagiolo che spunta a far cucù;
dietro: tappeto di varia verdura
distesi in simmetria, tende pezzate,
molli trapunte, scure, fiocchettate
di verze gialle e cavolfiori blu;
nello sfondo: robinie che la guazza
ha ingioiellate di puri diamanti,
un filare di pioppi palpitanti
e il cielo azzurro... la serenità.


Il biancospino

(Maracinele)

Umberto Saba

Di marzo per la via
della fontana
la siepe s'è svegliata
tutta bianca,
ma non è neve,
quella: è biancospino
tremulo ai primi
soffi del mattino.

Edera primaverile

(Iedera de primavara)

Gabriele D'Annunzio


Le edere rigerminanti salivano
pel vecchio muro scrostato
con un impeto di giovinezza;
si attorcigliavano alle
travi della tettoia come a tronchi vivi;
coprivano i mattoni
vermigli d'una tenda
di piccole foglie cuoiose,
lucide, simili a laminette di smalto;
assaltavano le tegole
allegre di nidi: vecchi e nuovi nidi
già cinguettanti
di rondini in amore.


Dall'inverno alla Primavera

(Din iarna in primavara)

Edmondo De Amicis


Quando l'inverno muore lentamente
nella primavera, nelle sere di quei bei giorni limpidi,
lieti, senza vento, su cui si tengono spalancate
per le prime volte le finestre e si portano sulle
terrazze i vasi dei fiori, le città offrono uno
spettacolo gentile e pieno d'allegrezza e di poesia.
A passeggiare per le vie si sente, di tratto
in tratto, sul viso,
un'ondata d'aria tiepida, odorosa.
Di che? di quali fiori? di quali
erbe? Chi lo sa!


Sveglia

(Desteptare)

Luigi Pirandello

Guizzò la prima rondine dal nido
sotto la mia grondaia,
vibrando al cielo il breve acuto strido;
e già ne strillan cento in frotta gaia.

Filan gli aerei stridi, intanto pare
che nei tetti vicini,
salterellando, col lor cianciugliare
bezzichin l'aria i passeri piccini.

Giù, nel cortile, ostinasi un galletto
nel suo verso arrochito.
Zitto, signor Dovere, ho già capito:
è ora, è ora di lasciare il letto.


Primavera

(Primavara)

Giuseppe Fanciulli

La primavera è il tempo degli arrivi. Al torrente è arrivata tanta
acqua nuova dai nevai che si sfanno, e la sua voce canta più alta
tra i ciottoli, parla più tenera tra i salici.

I meli e i peri hanno già ricevuto la fioritura rosea e bianca,
e tremando la innalzano nell'azzurro.

Sotto ogni mazzolino di fiori, fa capolino il cartoccetto delle foglie;
fra poco la buccia si romperà e le foglie si apriranno piccine, tenere, lustre.

Alla grondaia sono arrivate le rondini e rattoppano i buchi dei vecchi nidi; volano, svolano, ancora portando intorno un riflesso del gran mare
che hanno attraversato.

Sui, ramoscelli più nuovi della macchia si posano le capinere,
attillate e svelte, attente ad esplorare l'orto.

Dinanzi alla casa tubano le tortore,...pensando al nido.
Per tutta la valle scende un vento fresco, e spazza, spolvera,
scioglie gli ultimi nodi dell'inverno; porta nel sole il fumo dei camini,
il suono delle campane, le prime libere canzoni.


Il contadinello

(Tarancusul)

Angiolo Silvio Novaro

Dalla punta del giorno a prima sera
l'umile contadinello
sta su l'orlo del fosso,
dove sdrucciola il ruscello,
a pascere la mucca bianca e nera
che divora a più non posso ,
erba con fiori di trifoglio rosso.
Poggiato al suo bastoncello
guarda l'acqua scappare via leggiera,
ascolta il lento
mormorio del cieco vento
che risuona nel cavo cuore
del bosco e vi muore,
e sorride con tra i labbri una rosa.

Chi sa che sogna
chi sa che aspetta!
Non ha flauto, non ha zampogna,
non ha oro, non ha argento,
ha soltanto la pallida rosetta
che tra i labbri tiene stretta,
che gli dondola sul mento,
e sorride! Mentre il vento
semina tra le Toglie il suo lamento
e l'acqua scorre in frettoloso ardore
e la bianca e nera mucca
strappa ingorda l'erba in fiore,

egli sorride nel suo chiuso cuore
e in silenzio si pilucca
il grappolo delle sue dolci ore. ..


Lezione a finestre aperte

(Lectie cu fereastra deschisa)

Edmondo De Amicis

Questa è stata una delle più belle mattinate dell'anno...
Dalle finestre della scuola si vedeva il cielo azzurro, gli alberi del giardino tutti coperti di germogli, e le finestre delle case spalancate, con le cassette, e i vasi già veideggianti.
Il maestro non rideva, ma era di buon umore, e spiegava un problema alla lavagna, celiando.
E si vedeva che provava piacere a respirar l'aria del giardino che veniva per le finestre aperte, piena d'un buon odor fresco di terra e di foglie, che faceva pensare alle passeggiate campagna.
Mentre egli spiegava, si sentiva in una strada vicina un fabbro ferraio che batteva sull'incudine, e
nella casa di faccia una donna che cantava per addormentare il bambino.
Tutti parevano contenti.
A un certo momento il fabbro si mise a picchiar più forte, la donna a cantar più alto.
Il maestro s'interruppe e prestò l'orecchio.
Poi - disse lentamente, guardando per la finestra:
Il cielo che sorride, una madre che canta, un galantuomo che lavora, dei ragazzi che studiano: ecco delle cose belle.
Quando uscimmo dalla classe, vedemmo che anche tutti gli altri erano allegri.
lo non sentii mai tanta contentezza come questa mattina a veder mia madre che mi aspettava
nella strada.
E glielo dissi, andandole incontro:
Sono contento: cos'è mai che mi fa così contento questa mattina?
E mia madre mi rispose sorridendo che era la bella stagione e la buona coscienza.


E' nata primavera

(S-a nascut primavara)

Aldo Novi

Così, d'un tratto, in una gran ventata,
io l'ho sentita giungere, stasera,
ed ho gridato lietamente: E' nata!
è nata alfine! è nata primavera!
Come è venuta? Chi ce l'ha portata?
Ancor nell'aria un'ora fa non c'era,
ed or vi brilla tiepida, incantata,
e fa l'anima mia lieta e leggera.
Ed ecco il vento, sotto un fioco sole,
disordina le nuvole e le aduna
con un presagio di fiorite aiuole,
e le disperde tutte ad una ad una.
Forse domani avremo le viole?
Forse stanotte ci sarà la luna.

I gatti lo sapranno

(Pisica stie)

Cesare Pavese

Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l'alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.

Ci saranno altri giorni,
si saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.

Farai gesti anche tu.
Risponderai parole
viso di primavera,
farai gesti anche tu.

I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l'alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi più non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.

Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffieremo nell'alba,
viso di primavera.


Il Pioppo

(Plopul)

Ada Negri


Ma, un mattino, il sole
rompe l'algore: scioglie in molle pianto
sugli stecchiti rami il vel di ghiaccio:
torna la linfa e il verde: giovinezza
ritorna, e n'ha gran sorpresa il pioppo
ch'ogni sua foglia, anche se tace il vento,
trema di gioia; anche la notte in sogno,
trema di gioia in ogni foglia il pioppo.


Primavera

(Primavara)

Giovanni Pascoli

Ed ecco che un susino
bianco sbocciò sul verzicar del grano.
Come un sol fiore gli sbocciò vicino
un pesco, e un altro. I peschi del filare
parvero cirri d'umido mattino.
Uscìano le api. Ed or s'udiva un coro
basso, un brusìo degli alberi fioriti,
un gran sussurro, un favellar sonoro.
Dicean del verno, si facean gl'inviti
di primavera. Per le viti sole
era ancor presto, e ne piangean, le viti,
a grandi stille, in cui fioriva il sole.



La scatoletta misteriosa

(Misterioasa cutiuta)

Renzo Ammannati

Stamani, che avvenimento in classe!
Maurizio ha portato con sè una misteriosa scatoletta, ricoperta di pelle marrone bulinata d' oro.
Posata sul tavolo della maestra, l'ha aperta sotto gli occhi incuriositi di tutti.
Ma che delusione! La scatoletta è vuota. Sul fondo di legno lucido, nemmeno un granello di
polvere. Niente!
Improvvisamente, quando ognuno stava per dire la sua o per ritornare, contrariato, al proprio posto, ecco una nota risonare nell'aula: leggiera, sottile, timida. E dopo quella, altre, altre ancora;
da prima lente, rade; poi più fitte, più rapide, sonanti.
È la musica dell'inno che i pellegrini cantano andando a Lourdes, - dice sommessamente Maurizio.
E questo strumento come si chiama?
Carillon. È un nome francese che significa « scampanìo », appunto perchè le sue note sono così squillanti, come quelle di tanti campanellini messi insieme - risponde la maestra.
Intanto, dopo gli ultimi tocchi più stanchi e profondi, il carillon tace.
Signorina...
Volete sentirlo ancora? Sedete e ascoltate.
Maurizio carica lo strumento e anche lui raggiunge il suo posto.
La melodia rinnova il prodigio nel raccolto silenzio dell'aula.
La testa adagiata sulle braccia incrociate sopra il tavolo, tutti ascoltano.
La maestra li guarda.
Alla melodia della musica, l'espressione dei volti delle scolare e degli scolari si addolcisce; nei loro occhi sembrano passare immagini di bontà e di bellezza; pare quasi che tutti si siano dimenticati
di possedere gambe e braccia, dimenticati, di esistere...
Un'ultima nota e poi, silenzio. Nessuno si muove.

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